A ccompagnare qualcuno in un percorso evolutivo e di crescita personale, che si tratti di un passaggio di vita, di una trasformazione, della presa di coscienza del proprio valore o di un momento di transizione colmo di confusione e di paure, rimane un compito tanto bello quanto delicato e prezioso, in cui il non fare è l'azione paradossalmente più importante. Chi accompagna infatti deve riuscire a mettere da parte il proprio ego e spesso il proprio personale sentire, ponendosi al servizio di un sapere più grande: deve riuscire a farsi da tramite, ovvero a farsi ponte tra quel campo di informazioni detto anche coscienza o inconscio collettivo e la persona che sta seguendo. Sicuramente a monte si tratta sempre di comprendere se chi si ha di fronte desidera o meno uscire dall'apparente pantano in cui si trova, poiché non è possibile aiutare chi non vuole essere aiutato e non sarebbe neppure etico o lecito farlo. Certo questo aspetto si complica quando si tratta di persone che ...
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Sono profondamente convita del fatto che tutto e tutti siamo collegati, intimamente connessi da qualcosa di invisibile, ma molto potente e penso che questo filo rosso dia adito a tutte le sincronicità che viviamo, alle costellazioni di cui facciamo parte e a quell'inconscio collettivo che talvolta emerge dalla nostre singole coscienze e che ci fa avere dei lampi di genio e delle importanti intuizioni su quello che viviamo e sulla direzione che dovremmo (o potremmo) dare alla nostra esistenza. Questa profonda convinzione, tanto radicata quanto alimentata dai miei continui studi, dalla ricerca e dal mio confronto con altre persone che hanno lo stesso mio sentire, fa sì che possa non stupirmi in maniera esagerata quando mi accadono, con una cadenza periodica, quelle non-coincidenze che invece tanto lasciano di stucco le mie clienti. Nel momento in cui entro in contatto con una persona è come se iniziassi a percepire le sue frequenze, le vibrazioni che emana ed è questo a far sì che ...
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C i sono alcuni passaggi di vita che molto più di altri necessitano di un rito che ne suggelli il compimento, la fine, la trasformazione: in primo luogo perché la nostra mente ha bisogno di azioni concrete per metabolizzare al meglio quanto accaduto, in secondo luogo perché anche a livello energetico il cambio di direzione o il punto che desideriamo mettere a quel preciso capitolo della nostra vita va in qualche modo segnato. La chiusura rituale con il rebozo permette di fare tutto questo ed è un momento davvero potente e pregno di significato per chi lo vive, in quanto concede a chi ne fa esperienza, la possibilità di essere imbozzolato/a per poi darsi l'occasione di una nuova rinascita; questo tipo di pratica si dimostra essere molto efficace dopo il parto, ma anche dopo la rottura di un equilibrio come la fine di una relazione o di un rapporto lavorativo, ed in modo particolare dopo un lutto. In tutti questi momenti, la persona che ha vissuto questo tipo di esperienza, può senti...
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Il dolore fa parte della vita: probabilmente se non ci fosse lo andremmo in qualche modo a ricercare per aggiungere valore a quei momenti che ne sono privi. Dunque prima o poi il dolore va necessariamente attraversato, anche se ci sono dispiaceri così profondi e strazianti che non si riesce neanche a guardarli con una visione di insieme e allora dobbiamo per forza affrontarli un pezzetto alla volta, un respiro alla volta. Vivere nel qui ed ora ed essere presenti a noi stessi ci permette di cogliere segni e messaggi che altrimenti passerebbero inosservati, di scoprire dettagli preziosi, di darci delle spiegazioni più ampie rispetto alla vicenda che stiamo vivendo e, soprattutto, di inserire il nostro vissuto nella complessità esistenziale alla quale apparteniamo. In questo modo ci è possibile leggere gli eventi con una sorta di panoramica che ci pone per qualche istante in una sorta di Olimpo dal quale possiamo osservare la perfezione e la bellezza anche della più drammatica delle...
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In tanti mi state chiedendo cosa siano i registri Akashici e a cosa serva farsi fare una lettura. Partiamo dal presupposto che ciascuno di noi ha un Sé Superiore che tutto sa e tutto conosce (la propria missione di vita, le prove che ha scelto di superare, la conoscenza delle vite precedenti, i propri talenti e tanto altro ancora) e aggiungiamo a questo presupposto il fatto che ciascuno di noi può avere accesso a queste informazioni grazie a degli strumenti divinatori o semplicemente grazie ad un ascolto profondo e alla capacità di connettersi con l'Universo. Fatte queste doverose premesse, bisogna tuttavia precisare che ci siamo disabituati all'ascolto, che viviamo in una società che ci distrae e che ci allontana dalla nostra vera essenza e, soprattutto, che i rumori ai quali siamo avvezzi non ci permettono di sentire la nostra voce interiore o quella dei Maestri e delle Guide che ci sono accanto. Ecco dunque che un tramite può rivelarsi prezioso! Ed è questo che fa la persona...
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Il silenzio. Una serie di respiri profondi, gli occhi chiusi, la discesa in un buio che rappresenta la parte più profonda di sé; ho sempre amato stare in silenzio, mi ricordo che da bambina provavo a crearmi un silenzio dentro, una sorta di assenza di pensieri: non lo sapevo ancora, ma già la meditazione mi stava chiamando. Oggi, per il modo in cui viviamo, è davvero difficile riuscire a trovare dei momenti di silenzio, in parte perché siamo circondati da distrazioni, in parte perché c'è sempre qualcosa che rumoreggia in sottofondo; d'altro canto soltanto nel silenzio è possibile incontrare la nostra essenza, lasciandoci scivolare in uno stato di quiete che sa di pura percezione, di qui ed ora, di verità. Al tempo stesso il silenzio può fare paura, può mettere a disagio, può essere una porta che si spalanca con i proprio demoni interiori e con una serie di vocine che non vogliamo stare a sentire, quindi non per tutti è una condizione piacevole che va ricercata o assaporata. Esi...
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Come stai? Tu, proprio tu, che leggi queste righe, che ci sei inciampato/a per caso, che sei in un momento di sospensione da tutto quello che stai facendo. Come stai, davvero? Te lo chiedi ogni tanto? Gli altri te lo chiedono mai con reale interesse? Io mi rendo sempre più conto di quanto queste parole si siano fuse con il saluto diventando una sorta di intercalare che non prevede altra risposta di un 'bene grazie': ciaocomestai ? E in pochi si aspettano di sentirti dire che sei entusiasta della tua vita o che sei a pezzi o chissà che altro, infatti ormai la risposta automatica ti scivola fuori dalle labbra senza che tu debba pensarci. Ma se tutto questo è vero, lo è altrettanto il fatto che spesso avremmo un immenso bisogno di sentirci fare quella domanda in maniera vera ed interessata. Avremmo bisogno di legittimarci uno sfogo con il partner, con il collega, con l'amico/a, con noi stessi. Semplicemente per buttare fuori un rospo o per condividere una gioia. Ecco allora ch...